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Italiani a Mosca
| Christian Lorenzini: ha 27 anni ed è originario di Siena. A Mosca da oltre 3 anni, oltre ad essere a capo della cucina di un famoso casinò e anche padre di una bellissima bambina di due anni e felicemente sposato con Julia. |
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Domanda: "Perché a Mosca e da
quanto tempo sei qui?"
R: “Ci vivo ormai da tre anni e mezzo. Mi trovavo a Londra quando un collega mi parlò della possibilità di lavorare in Russia, nel giro di una settimana decisi di partire e lo comunicai alla mia famiglia. Non sapevo niente.”
Domanda: "Di cosa ti occupi al momento?"
R: “Chef di un importante casinò moscovita (Casinò Astoria – Ul.Tverskaya 10 – metrò Tverskaya).”
Domanda: "Cosa ricordi del tuo primo giorno a Mosca?"
R: “Appena atterrati all’aeroporto accendemmo una sigaretta sotto il cartello “vietato fumare” come fosse la cosa più normale del mondo, tanto che, anche la polizia se ne stava lì tranquilla a farci compagnia. Ricordo la gente che camminava guardando verso il basso e il cielo impregnato di smog.”
Domanda: "I cambiamenti che hanno contraddistinto il Paese negli ultimi anni sono numerosissimi, quali sono le immagini più forti e significative che potrebbero rendere l’entità di tali cambiamenti?"
R: “L’immigrazione crescente. Soprattutto a Mosca, la differenza tra il prima e dopo, non passa certo inosservata.”
Domanda: "Amici e famiglia come hanno preso la tua scelta di trasferirti a Mosca?"
R: “Li ho colti di sorpresa e non poteva essere altrimenti visto che anche io mi sono deciso all’ultimo momento. Poi ho conosciuto la mia ragazza ed è arrivato il matrimonio e la bambina, da allora la mia famiglia ha iniziato a farmi spesso visita. Oggi la loro immagine di Mosca è molto positiva, amano le sue enormi strade illuminate a giorno e si divertono a osservare la miriade di negozi italiani che spopolano dappertutto.”
Domanda: "Se la scelta di vivere a Mosca ti ha allontanato dall’Italia, quanto ti ha allontanato? Cosa ti manca della Russia e cosa ti manca dell’Italia?"
R: “Non mi ha allontanato perché mi sento Italiano al cento per cento e i progetti sono quelli di tornare in Italia con la famiglia. Anche mia moglie è d’accordo. Per me Mosca è solo una tappa che mi sta permettendo di risparmiare. Dell’Italia mi mancano un sacco di cose, inclusa la gentilezza delle commesse, ma quando sono lì, abituato ai ritmi moscoviti, non riesco a dormire: se sono a letto alle undici di sera è perché fuori non c’è niente da fare.”
Domanda: "Come sono visti gli Italiani? Ci sono degli aspetti della vita di tutti i giorni, sia professionale che privata, per i quali l’essere Italiano ti ha avvantaggiato?"
R: “Un’immagine piacevole, forse addirittura ideale in termini di gusto e raffinatezza. Questo trend mi ha spesso portato, soprattutto all’inizio, a sentirmi come superiore a loro. In generale devo dire che l’aria che tira verso noi Italiani è decisamente positiva.”
Domanda: "Possibile non sentirsi straniero in Russia?"
R: “No, visto che ti mancheranno sempre quei diritti che spettano invece ai cittadini Russi. Tanti di noi non hanno nemmeno un permesso di soggiorno, né tantomeno di lavoro, la nostra presenza quassù è legata ai cosiddetti visti “business” (visti concessi ai privati per affari e i quali non contemplano lo svolgimento di attività lavorativa, ndr) con i quali è difficile pure aprire un conto corrente. In più la legge russa non prevede la doppia cittadinanza, per me vorrebbe dire quindi rinunciare a quella Italiana. Non credo che queste condizioni creino i presupposti per parlare di integrazione.”
Domanda: "Quali difficoltà hai personalmente incontrato nell’adattarti al Paese e quali aspetti del carattere e della mentalità Russa sono ancora duri da digerire?"
R: “Manca assolutamente una cultura del risparmio. Sul lavoro è pieno di gente che mi chiede anticipi, non capisco come facciano a spendersi tutto entro i primi del mese anche quando si tratta di salari consistenti e in media con quelli europei. Io sono cuoco e ho dovuto scontrarmi con una realtà in cui la regola è preferita alla creatività. Mai nella mia carriera ho dovuto scrivere sulle ricette i grammi di aglio richiesti, e visitando la cucina vedrete che sott’occhio i miei collaboratori tengono sempre la foto dei piatti; questo avviene anche tra i cuochi russi professionisti e in tante cucine di alto livello. Difficoltà di integrazione, tranne la lingua, non ce ne sono state, Mosca è da anni abituata a ricevere stranieri.”
Domanda: "Può la Russia essere considerata Europa? Quali aspetti continueranno a differenziare una città come Mosca dalle altre capitali europee? Quali aspetti la stanno invece portando ad essere come tutte le sue grandi sorelle?"
R: “Ancora ne hanno di strada da fare, e se Putin ha sicuramente una mentalità vicina all’Europa, ci vorrà almeno un’altra generazione prima che le cose cambino. Le istituzioni sono ancora abituate a riscuotere sottobanco e se un poliziotto prende dei soldi vuol dire che qualcosa non quadra. Non ci vuole un genio per accorgersene. Mosca è poi un discorso a parte. ”
Domanda: "Cos’è che di solito gli stranieri non immaginano di Mosca e della Russia?"
R: “Che dietro quella maschera barbara della gente, dietro quei sorrisi mancati, si nasconde invece una popolazione molto calda e accogliente pronta ad aprirsi appena ti conosce.”
Domanda: "A un Italiano/a che viene qui in vacanza cosa suggeriresti di esperire e vedere oltre le classiche mete turistiche della città?"
R: “Non lo so, personalmente mi piace visitare la città dove vive mia suocera, Mojaisk, a circa cento chilometri da Mosca. Ritrovo un volto diverso da quello della grande città, sicuramente più genuino.”
Domanda: "Quanto spendi in un mese a Mosca, quanto guadagni?"
R: “Solo per la famiglia se ne vanno circa 1200 euro al mese. Il mio stipendio è di seimila dollari mensili.”
Domanda: "Com’è il tuo rapporto con le donne Russe? Ci sono delle differenze con le donne Italiane?"
R: “All’inizio tanta bellezza e femminilità dava davvero alla testa tanto che il rischio era quello di perderla. Il modo di vestire è molto aperto e l’intento è piacere, farsi notare. Apprezzo la loro professionalità sul lavoro, hanno un senso di responsabilità e voglia di migliorarsi che manca negli uomini. L’uomo va verso un rilassamento eccessivo forte della convinzione che ci sarà sempre una donna a salvarlo, a riportarlo a casa dalle bevute o a portare il cibo in tavola. Nel campo delle relazioni si nota una maggiore disponibilità a farsi corteggiare, un invito a cena qui è visto come una possibilità di passare una serata piacevole piuttosto che come un agguato che ti è teso con il solo intento di portarti a letto.”
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| Gabriella Andreassi: di Lecce, 40 anni, arriva a Mosca per studio e ci finisce per amore. Nonostante l’amore sia oggi terminato, rimane viva la sua passione per Mosca. |
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Domanda: "Perché a Mosca e da quanto tempo sei qui?"
R: “Ho fatto la scuola per interpreti a Trieste e sono arrivata qui la prima volta nel 1991 all’età di 24 anni per uno scambio universitario. Il caso volle che la famiglia in cui finii ospite sia stata anche quella dove conobbi mio marito. La possibilità di capitare in famiglia non era nemmeno contemplata visto che gli accordi prevedevano che gli studenti italiani soggiornassero nell’ostello. L’università partner ci alzò i prezzi all’improvviso e gli organizzatori si trovarono costretti a chiedere agli studenti del posto se potessero ospitarci. Quando il mio futuro marito domandò “allora chi viene con me?”, alzai la mano e mi incamminai verso di lui. Una volta tornata in Italia mi affrettai per terminare gli studi il prima possibile e trasferirmi nuovamente a Mosca a vivere con lui.”
Domanda: "Di cosa ti occupi al momento?"
R: “Lavoro presso la Sezione Politica dell’Ambasciata d’Italia, mi occupo di segreteria, qualche traduzione e ricerca, gestione di viaggi delle delegazioni. Un lavoro piuttosto noioso, almeno paragonandolo ad altre posizioni che ho ricoperto in passato.”
Domanda: "Cosa ricordi del tuo primo giorno a Mosca?"
R: “Eravamo in cinque studentesse, giovani e cariche di libri, talmente cariche che l’unica soluzione di viaggio si rivelò il treno. Furono 52 ore, da Trieste a Mosca con un cambio a Budapest. L’arrivo nell’enorme stazione di Mosca, la diversa architettura dell’ambiente e un traffico frenetico tutt’intorno furono emozioni alquanto forti. Fortunatamente avevo già diverse volte viaggiato in Yugoslavia e questo mi aiutò a riprendermi.”
Domanda: "I cambiamenti che hanno contraddistinto il Paese negli ultimi anni sono numerosissimi, quali sono le immagini più forti e significative che potrebbero rendere l’entità di tali cambiamenti?"
R: “Prima c’era poco ma per tutti. Oggi a malapena sopporto la vista dei vecchi che rovistano nei cassonetti dell’immondizia e dei bimbi senzatetto aumentati a dismisura nella Russia post-sovietica.
Sono tutte immagini che mi feriscono profondamente.”
Domanda: "Amici e famiglia come hanno preso la tua scelta di trasferirti a Mosca?"
R: “Nessuno ha assunto posizioni particolari.”
Domanda: "Se la scelta di vivere a Mosca ti ha allontanato dall’Italia, quanto ti ha allontanato? Cosa ti manca della Russia e cosa ti manca dell’Italia?"
R: “Vivere all’interno di una realtà disagiata muta il tuo senso di sensibilità. Forse in forza di questo meccanismo si spiega l’indifferenza dei Russi verso tante questioni invece care all’Occidente: omosessualità, ecologia, e simili. Escludendo una città come Mosca dove il livello di vita è alto, il Russo medio si scontra con altre tematiche ben più urgenti. Per questo mi fa oggi sorridere sentire l’Italiano che si lamenta, per me è ancora qualcuno che proviene da una società privilegiata. Della Russia mi manca l’approccio schietto tra le persone, dell’Italia il clima e tantissimo il mare.”
Domanda: "Come sono visti gli Italiani? Ci sono degli aspetti della vita di tutti i giorni, sia professionale che privata, per i quali l’essere Italiana ti ha avvantaggiato?"
R: “C’è un amore profondo verso l’Italia e una curiosità positiva verso tutto ciò che la riguarda. Nel contatto umano la mia italianità ha sicuramente aiutato. Inoltre si possono ritrovare nella cultura russa tanti lati secondo me propri del nostro Meridione, ad esempio l’essere fatalisti e la tendenza a non combattere un potere che tanto non ha senso affrontare.”
Domanda: "Possibile non sentirsi straniera in Russia?"
R: “Né Russa né Italiana ma piuttosto sospensione o alternanza tra le due culture.”
Domanda: "Quali difficoltà hai personalmente incontrato nell’adattarti al Paese e quali aspetti del carattere e della mentalità Russa sono ancora duri da digerire?"
R: “Mi preoccupa il razzismo verso i cittadini dalle ex-repubbliche sovietiche e l’involuzione in tal senso a cui si è assistito negli ultimi anni. Mi disturba lo snobbismo del Moscovita, l’ostentare la sua superiorità quasi si trattasse di una razza. C’è poi questo spendere soldi, tanti, ma senza stile.”
Domanda: "Può la Russia essere considerata Europa? Quali aspetti continueranno a differenziare una città come Mosca dalle altre capitali europee? Quali aspetti la stanno invece portando ad essere come tutte le sue grandi sorelle?"
R: “No. Sussiste una concezione del potere sui cui l’individuo non può dire la sua, prevale la rassegnazione. Credo che questa sia una caratteristica prettamente asiatica. Il potere si serve della gente più che servirla. Mosca è un caso a parte, c’è aria di ribellione, ci sono i mezzi e la voglia di conoscere. Ma anche in una città come questa il pubblico può essere ancora impreparato ad affrontare certe tematiche, mi viene in mente l’esempio del film sui cowboy omosessuali (“Brokeback Mountain”) dove le reazioni dei presenti in sala sfociavano spesso in risate inopportune.”
Domanda: "Cos’è che di solito gli stranieri non immaginano di Mosca e della Russia? Pensi che all’estero ci sia un immagine veritiera della Russia?"
R: “L’Occidente si concentra solo sui lati negativi di questo Paese, dimenticandosi che la Russia è molto di più di una terra di natashe (slang per prostitute, ndr).”
Domanda: "A un Italiano/a che viene qui in vacanza cosa suggeriresti di esperire e vedere oltre le classiche mete turistiche della città?"
R: “Anche una grande metropoli come Mosca nasconde l’atmosfera del piccolo paese, cercatela nelle viuzze di Arbat. Mi piacciono i parchi, soprattutto Kolomenskaya (metrò Kolomenskaya) e Kuskovo (metrò Vikhino), e consiglio un bel giro in battello sulla Moscova.”
Domanda: "Quanto spendi in un mese a Mosca, quanto guadagni?"
R: “Passo… Con una casa di proprietà e stando attenti, servono un minimo di duemila euro per vivere a Mosca. Non credo uno straniero possa campare con meno.”
Domanda: "Cosa pensi della condizione della donna in Russia? Quali traguardi sono stati raggiunti e quali rimangono da raggiungere?"
R: “Dipende molto dal livello sociale, nelle sfere più alte, nelle grandi città e tra le nuove generazioni, c’è una crescente parità nei rapporti uomo-donna. Traguardo non facile in una società maschilista come questa. In tantissimi casi è sulla donna che grava l’intera responsabilità della famiglia, ed è lei che ne risolve i problemi e ne assicura l’esistenza anche da un punto di vista economico. E’ un Paese pieno di donne forti e dai nervi saldi, la sfida è ottenere di più dai loro uomini. ”
Domanda: "Ci sono delle differenze con le donne Italiane?"
R: “La donna Russa è meno aggressiva, più femminile, più incline al compromesso, forse sono proprio questi aspetti a renderla così appetibile agli occhi dei maschi Italiani. Allo stesso tempo non bisogna lasciarsi ingannare dall’apparenza docile, è una donna che sa quello che vuole e disposta a ricorrere a tutti i trucchi della furbizia femminile per affermarsi. Non sono d’accordo con chi le definisce le donne più belle del mondo, spesso sono loro stesse a pensarlo, l’Italia è strapieno di donne affascinanti.”
Domanda: "Com’è il tuo rapporto con gli uomini Russi?"
R: “Ti ricoprono di quelle attenzioni che gli Italiani hanno dimenticato da tempo, porgerti la giacca, aprirti la portiera della macchina e così via, i ruoli sono più definiti.”
Domanda: "Come e dove si svolge un primo appuntamento?"
R: “Nulla di particolare, può essere un cinema, un ristorante o un caffè, ma in qualunque occasione si noterà una notevole galanteria.”
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| Marco Dinelli: solo. Al suo attivo vanta collaborazioni con le più importanti case editrici italiane, di prossima pubblicazione in Italia il suo primo libro “Lenin: dalla Prava a Prada” per la TEA Edizioni. |
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Domanda: "Perché a Mosca e da quanto tempo sei qui?"
R: “Nel 1991 ci capitai per la prima volta assieme ad un altro gruppo di Italiani, viaggi studio organizzati dall’Associazione Italia-Russia. Piena crisi economica e nessuna intenzione di restarci. Nel 1996 ci sono tornato per migliorare il mio Russo e trovare un lavoro, ormai sono 11 anni che vivo in questo Paese.”
Domanda: "Di cosa ti occupi al momento?"
R: “Insegno italiano, traduco, scrivo recensioni e articoli. Ultimamente anche il progetto di un libro di prossima pubblicazione in Italia.”
Domanda: "Cosa ricordi del tuo primo giorno a Mosca?"
R: “Non ricordo precisamente il primo giorno se non che era estate, una bella estate, e che arrivammo la sera tardi. Rimanemmo stupiti dall’accoglienza che ci avevano riservato, una grande tavolata imbandita di pesce, caviale ed altre prelibatezze. Il personale, gente sicuramente abituata al contatto con gli stranieri, vestita in modo impeccabile. Poi quell’odore strano e indecifrabile, un odore di vecchio che dall’aeroporto ti accompagnava fino in camera, e la gente che correva in tutte le direzioni. Più che verso una meta ben precisa sembrava un movimento dettato dalla confusione e dal sentirsi smarriti.”
Domanda: "I cambiamenti che hanno contraddistinto il Paese negli ultimi anni sono numerosissimi, quali sono le immagini più forti e significative che potrebbero rendere l’entità di tali cambiamenti?"
R: “Proprio in questo libro a quattro mani che sto scrivendo, tento di far rivivere alcune di queste immagini che possono rendere l’idea del divario tra la vecchia e la nuova Mosca. Ce ne sono tantissime. Ancora erano i tempi dei negozi per soli stranieri e di quelli per i Russi dove c’erano sì e no tre o quattro prodotti ed uno era sempre terminato, i senzatetto e gli alcolizzati che popolavano la metrò in misura nettamente maggiore alla situazione odierna. Mai comunque potrò scordare le mie avventure nei bagni sovietici con lo sciacquone che non funzionava mai e le invasioni di scarafaggi. La nuova Mosca ha visto l’ingresso di prodotti chimici finalmente in grado di abbatterli.”
Domanda: "Amici e famiglia come hanno preso la tua scelta di trasferirti a Mosca? "
R: “Essendo figlio unico per i miei deve essere stata traumatica. Ho incontrato resistenza ma li avevo già preparati con altri lunghi soggiorni all’estero. Oggi il loro atteggiamento è diverso, c’è comprensione e rispetto per quello che sono riuscito a fare e sto facendo. Due o tre volte l’anno rientro regolarmente a Roma mentre loro, nonostante, i ripetuti inviti non sono mai venuti a trovarmi.”
Domanda: "Se la scelta di vivere a Mosca ti ha allontanato dall’Italia, quanto ti ha allontanato? Cosa ti manca della Russia e cosa ti manca dell’Italia?"
R: “Il mio occhio sull’Italia è sempre stato critico sennò non sarei partito. Quello stile di vita soft, il mammismo istituzionale e la mancanza di una situazione di solitudine radicale di cui io necessitavo. Anche i rapporti umani li trovavo molto superficiali. Sicuramente Mosca, come ogni viaggio che si rispetti, mi ha cambiato e proiettato verso una realtà più cruda e guerrigliera. I primi anni sono stati come una scuola di sopravvivenza. Dell’Italia mi manca il modo di vivere il cibo ed anche il parlarne. Cosa invece mi manca di Mosca? Beh, difficile non rimpiangere la femminilità delle donne Russe.”
Domanda: "Come sono visti gli Italiani? Ci sono degli aspetti della vita di tutti i giorni, sia professionale che privata, per i quali l’essere Italiano e cresciuto in Italia ti ha avvantaggiato?"
R: “Rispondo citando un autore da me tradotto “I Russi sono degli Italiani venuti male”. L’impronta che l’Italia ha lasciato con le sue vecchie commedie e canzoni, tra le primissime straniere a fare l’ingresso nel Paese, e la stessa che oggi sta continuando a lasciare attraverso la moda e il buon gusto in generale, è quella di una popolazione capace di godersi la vita, condizione alla quale il Russo ha sempre ambito senza poter mai raggiungere. Si riscontra in genere una notevole apertura verso di noi. ”
Domanda: "Possibile non sentirsi straniero in Russia?"
R: “Lasciarsi invadere dalla “russità”, far piazza pulita di pregiudizi e categorie mentali quasi innate, richiede un dispendio di energia enorme. Personalmente penso, che in un’opera di testardaggine estenuante, c’è stato un punto in cui ero riuscito ad integrarmi totalmente. Da un paio di anni a questa parte ho però sentito il bisogno di allontanarmi e riconquistare la mia identità.”
Domanda: "Quali difficoltà hai personalmente incontrato nell’adattarti al Paese e quali aspetti del carattere e della mentalità Russa sono ancora duri da digerire?"
R: “La lingua ha costituito all’inizio un ostacolo enorme, soprattutto se lo pensiamo come mezzo fondamentale per arrivare ad eliminare tutte le mediazioni, ideale al quale ambivo. Ancora non accetto il nazionalismo nevrotico, cavallo di battaglia della politica ufficiale, e il materialismo che, in particolare a Mosca, risulta in una visione del mondo dove tutto si misura coi soldi.”
Domanda: "Può la Russia essere considerata Europa? Quali aspetti continueranno a differenziare una città come Mosca dalle altre capitali europee? Quali aspetti la stanno invece portando ad essere come tutte le sue grandi sorelle?"
R: “Mosca è una città globale in cui solo dieci anni fa ad essere stranieri ci si sentiva osservati come si fosse allo zoo. Oggi per strada non ti guarda nessuno. Persiste un substrato asiatico riscontrabile in una maggiore immobilità e una minore apertura e tolleranza verso tematiche in Europa ormai da tempo accettate, l’omosessualità e l’integrazione ad esempio. Ma è proprio della storia di questo Paese il possedere un’anima doppia sempre a cavallo tra Oriente e Occidente.”
Domanda: "Cos’è che di solito gli stranieri non immaginano di Mosca e della Russia? Pensi che all’estero ci sia un immagine veritiera della Russia?"
R: “Gli Europei di vecchia generazione la associano ancora all’Unione Sovietica e al Comunismo mentre i giovani si basano su un’immagine primitiva e semplificata, spesso fitta di criminalità e politica corrotta, restituitagli dai mass media. Non è un’immagine totalmente falsata, ma in Europa non si parla né di musica né di cultura, e quando le temperature scesero a meno trenta si diceva “la gente muore per le strade di Mosca” ma a morire in realtà erano solo i barboni disfatti dall’alcool. ”
Domanda: "A un Italiano/a che viene qui in vacanza cosa suggeriresti di esperire e vedere oltre le classiche mete turistiche della città?"
R: “Caffè Pushkin (Tverskoi Boulevard 26° - metrò Tverskaya - tel 2295590) per un’atmosfera stile ‘800 ricreata da zero dove anche le crepe sui muri sono finte. Bilingua (Krivokolenny pereulok 10 – metrò Kitay Gorod - tel 6239660) simpatico locale per studenti e il leggendario Hungry Duck (Ulitsa Pushechnaya 9 – metrò Kunezsky Most - tel 9236158) un tempo famoso ritrovo per notti a base di alcool e sesso sfrenato. VDHX (metrò VDHX) olimpo degli dei Sovietici.”
Domanda: "Quanto spendi in un mese a Mosca, quanto guadagni?"
R: “Non ho uno stipendio fisso. Mosca è comunque una grande città che ti porta a spendere molto e in più non è nella mentalità Russa risparmiare. Facile lasciarsi contagiare.”
Domanda: "Com’è il tuo rapporto con le donne Russe? Ci sono delle differenze con le donne Italiane?"
R: “E’ una relazione positiva. Le donne Russe amano la femminilità e dedicarsi al loro corpo in maniera quasi maniacale. Si incontra una maggiore disponibilità al gioco, mentre in Italia la donna esige un rapporto più paritario quasi come vi dovesse essere concorrenza tra la figura maschile e quella femminile.”
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